Storia

“Un buon rapporto, purtroppo molto raro fra pubblico e privato, ha consentito la nascita di una nuova impresa agricola nel 1967: la Stalla Sociale Santa Lucia – Bortolani che poteva ospitare 300 capi di bestiame, partita con 22 soci, 500 ettari di superficie territoriale dei quali quasi 300 dedicati a seminativi e foraggi.

Nel corso del tempo nonostante le molteplici difficoltà l'azienda agricola si è consolidata e poco tempo dopo è stato realizzato il Caseificio di Santa Lucia di Roffeno.

Da allora continua a prodursi il pregiato “Parmigiano Reggiano di montagna”, fra i più apprezzati in assoluto e derivato dal latte munto quotidianamente delle vacche di razza Bruna Alpina che ne offrono in minore quantità ma di eccellente qualità.

Coltivazioni e allevamenti in un’area boschiva, di alta collina, estremamente sana, consentono la produzione di alimenti dai gusti intensi, profumi indimenticabili e caratteristiche nutrizionali uniche; lo possono testimoniare i premi ricevuti dal Caseificio Santa Lucia anche nelle manifestazioni casearie internazionali e soprattutto l’attenzione dei clienti.

In questa zona fra collina e montagna, considerata svantaggiata in quanto è ben più complesso il lavoro e più elevato il suo costo rispetto ad altre situazioni di pianura, si è trovato l’equilibrio economico e qualitativo della produzione agricola e alimentare, si è sviluppata la difesa dell’ambiente perché è considerata zona protetta e conseguentemente incrementato il turismo che si interessa anche dell’arte delle numerose pievi a partire proprio da quella di Santa Lucia, delle torri e delle case storiche.

Insieme alla realizzazione del caseificio si è sviluppato l’allevamento dei suini che si nutrono dei resti delle lavorazioni dei latticini e conseguentemente la salumeria e la macelleria con lo spaccio di gastronomia e area di degustazione.

“Oggi lo vedete così, ma 40 anni fa qui non c'era nulla, nemmeno luce e acqua”. Dario Zappoli ha fotografato così il lungo ed eroico viaggio del Caseificio Sociale Santa Lucia, partito dal nulla e giunto all'importante traguardo dei 40 anni di storia. L'evento è stato festeggiato sabato 27 aprile con la presentazione di un volume, “L'oro bianco di Pieve Roffeno”, curato da Giancarlo Roversi, giornalista e scrittore associato Arga, con i contributi di altri sei autori (tra i quali il presidente di Arga Emilia Romagna, Emilio Bonavita) e la presentazione scritta dall'assessore regionale all'Agricoltura, Tiberio Rabboni, anch'egli presente nell'occasione. La presentazione si è tenuta nella trecentesca Abbazia di Santa Lucia. Arga Interregionale ha organizzato per l'occasione un evento, in collaborazione con il Caseificio Pieve di Roffeno, a cui hanno partecipato oltre trenta colleghi specializzati e qualificati. “Il caseificio – ha ricordato Roversi, introducendo i numerosi interventi che sono seguiti – è una realtà teoricamente sbagliata, in quanto sorto in una zona non adatta a questo tipo di insediamento. A Pieve di Roffeno infatti esistono pochi appezzamenti e mancano i grandi pascoli per allevare bovini. A suo vantaggio è andato l'obbligo di operare senza alcun intervento chimico, per non inquinare le falde dell'Acqua Cereglia. Così i terreni sono rimasti puri e tuttora offrono un foraggio da cui ricavare un latte eccellente per la produzione diParmigiano Reggiano. L'impresa è riuscita grazie alla tenacia della nostra gente di montagna, abituata a superare tutti gli ostacoli che una natura ingrata poneva loro. È stata una partita vinta in una terra sbagliata. Una realtà che fa onore alla nostra provincia e regione”.

Dario Zappoli, presidente della cooperativa che gestisce il caseificio, ha sottolineato il peso che oggi ha questa attività nell'economia del territorio, nel cuore dell'Appennino bolognese. “Ora – ha affermato – creiamo un certo benessere per zone che, dal punto di vista economico, non hanno molto altro da offrire alla popolazione”. Una conferma giunge dal sindaco in carica di Castel d'Aiano, Salvatore Argentieri: “Lo definirei un tassello molto importante nella nostra storia, fatta di gente semplice che ha tanto lavorato per mantenimento e lo sviluppo del territorio. Vedere oggi cooperative, gente che ha voglia di fare e impegnarsi, è un esempio per tutti noi. Si tratta di un patrimonio che tutti quanti noi andremo a difendere e, nel limite del possibile, sostenere, dando quell'aiuto di cui agricoltura ha bisogno". Ha aggiunto il suo predecessore,Giorgio Chiari: “C'erano parecchie perplessità nel creare in questa zona, che era completamente abbandonata, una sede aziendale. Ricordo che ci riunivamo nei bar e, alla fine degli incontri, le decisioni venivano prese, contrariamente a quanto spesso accade oggi”. L'intervento dell'assessore Rabboni ha avuto come oggetto la centralità delle persone e del loro lavoro ai fini di una storia aziendale di successo. “Sono le persone a fare la differenza – ha affermato il responsabile dell'agricoltura regionale –anche in un contesto così difficile come quello dell'impresa agroalimentare in montagna”. Rabboni ha citato i dati dal censimento 2010: in dieci anni, nell'Appennino emiliano-romagnolo, il 45% delle imprese agricole ha cessato l'attività, con una perdita secca del 21% della superficie agricola.“L'esperienza di Santa Lucia ci dice che invece esistono scelte che consentono di far reddito”. Quali i segreti di questo successo? Rabboni ne ha individuati tre: a) lavoro di squadra; b) legame tra impresa e territorio; c) visione di mercato tesa non soltanto a produrre una buona materia prima, ma anche a gestire la sua trasformazione e distribuzione del prodotto finito, espressione di una tipicità.

Museo della Civiltà

Contadina

 

Intento del museo è conservare oltre 2000 anni di storie di produzione del latte, crudo o trasformato in formaggio e ricotte. All'entrata fa bella mostra di sé una vecchia caldaia in rame per Parmigiano Reggiano, in uso fino agli anni '40. Nel museo sono custodite piccole ciotole di terracotte utilizzate per la produzione di forme di formaggio a grana per uso familiare.

Il reperto più antico è una pietra in tufo che, trainata da buoi, veniva usata per trebbiare il grano, dopo che questo era essere stato steso sopra uno strato di terra e letame. C'è un angolo con la ricostruzione dell'antica casa contadina e dei principali mestieri collegati alla vita rurale (arrotino, calzolaio, ecc). Tutti i pezzi esposti sono accompagnati da cartelli in italiano e in dialetto.

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Via S. Lucia, 19 Rocca di Roffeno

40034 CASTEL D’AIANO (BO)

P.iva 00503661209 - C.F. 00326090370

Tel. e Fax Ufficio : 051 912701

Tel. Negozio : 051 912906

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